FRANÇOIS-XAVIER NGUYEN VAN THUAN

Discendente di martiri cattolici, per parte di entrambi i genitori, il cardinale Thuan è una figura di uomo di Dio che ha affascinato centinaia di migliaia di persone, soprattutto giovani, con l’esempio della vita, la diffusione dei suoi libri e le conferenze tenute in molti paesi del mondo. 

Apparteneva a una famiglia di “mandarini”, alti dignitari dell’impero vietnamita: il nonno Kha era stato gran ciambellano di corte, ministro e confidente dell’imperatore; lo zio materno Diem, ucciso dopo un colpo di stato militare nel novembre 1963, fu il primo presidente della Repubblica del Vietnam del Sud. Thuan venne nominato arcivescovo coadiutore di Saigon nell’aprile 1975, pochi giorni prima che quella città cadesse in mano ai comunisti. Il nuovo regime non voleva assolutamente che il nipote del presidente Diem assumesse una posizione di potere nell’ex-capitale sudvietnamita, rinominata Città Ho Chi Minh. 

L’arcivescovo Thuan fu arrestato nella solennità dell’Assunta, il 15 agosto 1975, e liberato solo il 21 novembre 1988. Trascorse nove di quei tredici anni in isolamento, passando da residenze coatte, a carceri, a campi di rieducazione. Iniziò un viaggio spirituale che lo portò a rinunciare al poco che non aveva già ceduto a Dio. Attraversò un deserto spirituale e anni di sofferenze indicibili, prima di divenire un testimone d’invitta speranza cristiana, ascoltato in tutto il mondo. Subì un cambiamento radicale e da quell’ardua prova emerse con una meravigliosa spiritualità, avendo affidato una volta per tutte la sua vita nelle mani di Dio. 

Per comprendere compiutamente come Thuan riuscì a sopravvivere alle terribili privazioni e alle torture psicologiche a cui fu sottoposto è indispensabile accennare alle persone e agli ambienti che contribuirono a formare la sua personalità e spiritualità.

Nato nell’aprile 1928 da una famiglia i cui antenati avevano ricevuto il battesimo nel 1698, in un paese a forte maggioranza buddhista e con una grande influenza del confucianesimo, secondo la cultura locale Thuan venerava i suoi avi, che avevano subito persecuzioni e trasmesso ai discendenti una profonda fede cattolica. 

Il miracolo della speranza: è il titolo della prima biografia del cardinale vietnamita François-Xavier Nguyen Van Thuan, presidente del Pontificio Consiglio della giustizia e della pace, scomparso nel settembre 2002. Pubblicata in inglese negli Stati Uniti dalle Paoline, nella versione italiana sarà in libreria nel marzo 2004, per i tipi delle Edizioni San Paolo. L’autore, Nguyen Van Chau, compagno di seminario del defunto porporato, ha appreso i fatti narrati direttamente dal protagonista. 

La madre di Thuan, Hiep, eccezionale figura di donna cristiana d’intensa spiritualità e illimitata capacità di perdonare gli uccisori di quattro suoi fratelli, insegnò al figlioletto a pregare all’età di tre anni. A otto anni Thuan già manifestava una viva devozione alla Madonna, che lo sorreggerà nei momenti più difficili della vita. Lo zio materno Thuc, che in seguito divenne arcivescovo-metropolita di Hue, appena Thuan apprese a leggere e scrivere cominciò a bisbigliargli che Dio lo chiamava al sacerdozio, gettando così i primi semi vocazionali nel suo animo. Lo zio Diem, dotato di memoria prodigiosa, – qualità condivisa dalla sorella Hiep, dal fratello Can e dal nipote Thuan – era per natura un contemplativo, tanto da entrare a far parte dell’Ordine benedettino come oblato. Quale padrino di Thuan, lo istruì nella fede con lunghe conversazioni e soprattutto con la sua vita di preghiera.

Entrato nel seminario minore a 13 anni, nel 1941, Thuan ebbe dai suoi insegnanti, missionari francesi e sacerdoti vietnamiti, un luminoso esempio di santità. Padre Cressonnier rafforzò la sua devozione mariana e gli mostrò come condurre una vita da povero. Una straordinaria influenza sulla sua crescita spirituale ebbe il vietnamita padre Thich, poeta e pittore, raffinato calligrafo di ideogrammi cinesi e autorevole conoscitore dei classici della letteratura cinese. Dal francese padre Urrutia, che in seguito sarà suo vescovo e lo invierà a completare gli studi a Roma, nella Pontificia Università Urbaniana, l’adolescente apprese cortesia di comportamento, semplicità di espressione, discernimento della verità e dedizione calma e senza ostentazione al servizio di Dio. Il seminario minore fu per lui un piccolo paradiso di serenità, il giardino segreto dove crebbe la sua spiritualità. 

Come modelli della vita spirituale scelse: santa Teresa di Lisieux, che accrebbe in lui la fiducia nel potere della preghiera; il santo curato d’Ars, di cui ammirava l’umiltà e il valore che dava allo sforzo tenace; il suo celeste patrono, san Francesco Saverio, il grande apostolo dell’Asia, da cui apprese l’importanza di programmare il lavoro al servizio di Dio e l’indifferenza di fronte al successo o al fallimento. 

Quando il regime comunista fece uccidere lo zio Khoi e il cugino Huan, trasse incoraggiamento ed esempio dal martire gesuita padre Miguel Augustin Pro (1891-1927), fatto fucilare dal governo comunista messicano e beatificato da Giovanni Paolo II. Fu sostenuto anche dalle lettere dell’apostolo Paolo, di cui poi continuò a studiare la personalità e gli scritti per tutta la vita. Apprese a memoria tutte le lettere paoline, cercando di assimilarne il significato profondo. Cominciò a mandare a memoria i Salmi, in cui trovava le migliori espressioni mai scritte per rivolgersi a Dio in momenti di dolore o gioia, vittoria o sconfitta. Nel seminario maggiore si dedicò molto allo studio della filosofia e teologia e passò mesi per conoscere bene la Summa Theologiae di san Tommaso d’Aquino, con l’ausilio dei commenti del celebre tomista domenicano francese Réginald Garrigou-Lagrange (1877-1964). 

Ordinato sacerdote nel giugno 1953, dopo appena tre mesi di servizio in una parrocchia gli fu diagnosticata una tubercolosi in uno stadio avanzato, che rendeva indispensabile asportare gran parte del polmone destro. Poco prima dell’intervento i chirurghi dell’ospedale militare francese di Saigon, dov’era ricoverato, fecero effettuare un’ultima radiografia del suo torace. Con loro grande sorpresa, constatarono che il polmone destro era improvvisamente e completamente guarito, in modo inspiegabile per la scienza. 

Nei tre anni di studio a Roma Thuan arricchì enormemente le sue conoscenze sull’architettura e l’arte in generale, conobbe eminenti laici cattolici, tra i quali Amintore Fanfani, Giorgio La Pira, Vittorino Veronese e divenne un convinto sostenitore del ruolo indispensabile del laicato nella Chiesa. Venne in contatto anche con il Movimento dei Focolari e con i Cursillos de Cristiandad. Nell’agosto 1957 compì un pellegrinaggio a Lourdes, dove ebbe una premonizione delle sue future sofferenze, che in cuor suo accettò. 

Conseguito il dottorato in diritto canonico all’Urbaniana, rientrò in patria e insegnò nel seminario minore a Hue, di cui nel 1960 fu eletto rettore. Dopo appena un anno e mezzo fu inaugurata la nuova sede del seminario, un prodigio architettonico nella cui progettazione Thuan aveva svolto un ruolo importante, fondendo elementi orientali e occidentali.

I generali autori del colpo di stato militare del 1° novembre 1963 permisero che il giorno dopo due zii di Thuan, Diem e Nhu, fossero assassinati con un colpo di pistola alla nuca, e poco dopo fecero fucilare un altro zio, Can. Nel cuore di Thuan vi fu risentimento e rabbia per quelle morti ingiuste e solo dopo molto tempo riuscì a perdonare completamente.

Nel giugno 1967 fu nominato vescovo di Nha Trang: subito riorganizzò i consigli parrocchiali, facendoli eleggere democraticamente per la prima volta nel paese, e creò commissioni della giustizia e della pace. In previsione della presa di potere dei comunisti nel Vietnam del Sud, la sua priorità assoluta fu di preparare il maggior numero possibile di seminaristi al sacerdozio, per non far trovare la diocesi impreparata alle limitazioni che il regime comunista avrebbe imposto, com’era avvenuto nel Vietnam del Nord. In otto anni a Nha Trang i seminaristi maggiori aumentarono da 42 a 147 e i minori da 200 a 500. 

Nel 1971 l’arcivescovo Thuan fu nominato consultore di quello che nel 1976 divenne l’attuale Pontificio Consiglio per i laici. In tale funzione si recò più volte a Roma, dove conobbe un altro componente di quell’organismo, l’arcivescovo-metropolita di Cracovia, Karol Wojtyla, che in futuro avrebbe avuto un ruolo importante nella sua vita. Il Pontificio Consiglio Cor Unum, creato anch’esso nel 1971 da Paolo VI, s’impegnò nel Vietnam del Sud dopo che i vescovi locali e di altri paesi ebbero creato un organismo chiamato Cooperazione per la ricostruzione del Vietnam (COREV), di cui Thuan fu nominato vice presidente effettivo. Dirigeva un’opera che aveva il compito immane di aiutare gli oltre 4 milioni di persone sfollate a causa di 28 anni di guerra in Vietnam. Per due anni lavorò ogni giorno fin sull’orlo dell’esaurimento per reinsediare, nutrire, alloggiare i profughi, acquistare le sementi e gli attrezzi agricoli loro necessari per rifarsi una vita. Dimostrò grandi capacità di organizzatore e animatore: i villaggi finanziati dalla COREV a cui diede vita ebbero successo, secondo i direttori delle principali opere caritative cattoliche dell’Occidente.

Dopo l’arresto, avvenuto il 15 agosto 1975 come si è detto all’inizio, Thuan veniva interrogato a intervalli regolari e gli si chiedeva di rispondere sempre alle stesse domande. Gli fu ordinato di scrivere più volte il racconto della sua vita e doveva rendere conto delle minime discrepanze tra le varie versioni che presentava. Il fine ultimo era di fargli firmare una confessione in cui ammettesse di avere complottato con il Vaticano e gli imperialisti americani contro la rivoluzione comunista, ma Thuan non cedette mai. 

In residenza coatta nella casa parrocchiale di Cay Vong, nella sua ex-diocesi di Nha Trang, Thuan cercò e trovò il modo di continuare il suo ministero tra i fedeli. S’ispirò alle lettere inviate dal carcere romano dall’apostolo Paolo e dalla gabbia in cui era rinchiuso dal beato Jean-Théophane Vénard martirizzato a Hanoi nel 1861. Avrebbe compendiato in un libretto conoscenze ed esperienze, speranze e aspirazioni, il frutto delle sue preghiere e meditazioni su brani del Vangelo. Così nacque il Cammino della speranza: 1.001 brevi e semplici riflessioni e pensieri, ordinati in 36 temi. Lo scrisse di notte, in un mese e mezzo nell’ottobre-novembre 1975, su foglietti di calendario portati fuori da un ragazzetto, Quang, che li ricopiava insieme ai familiari. Il libro fu tradotto in una dozzina di lingue ed ebbe grande diffusione, ma in seguito alla sua uscita cominciò per Thuan l’incubo peggiore. 

Il 19 marzo 1976 fu trasferito al campo di prigionia di Phu Khanh e rinchiuso in una cella angusta senza finestre. Ben presto l’isolamento totale produsse l’effetto desiderato dagli aguzzini: privato di qualunque segno di presenza umana, Thuan cominciò ad avere terrore del vuoto e del silenzio attorno a lui. I carcerieri usavano anche l’oscurità per tormentarlo. Senza ragione, la fioca lampadina della cella veniva spenta per giorni di seguito e il prigioniero non sapeva quando era giorno o notte, mentre sedeva nell’oscurità vuota e silenziosa: gli sembrava di non esistere più nel mondo dei viventi. Giunse l’estate e la cella infuocata come una fornace cominciò a emanare un fetore nauseabondo a causa della vicina latrina. Thuan si stendeva sul pavimento sudicio e poneva il volto vicino allo spazio vuoto sotto la porta per tentare di respirare un po’ d’aria mossa, ma sentiva solo l’orribile tanfo della latrina. 

Anche la preghiera divenne difficile e sfuggente. Gli doleva tutto il corpo a causa dell’umidità ed era sempre affamato e assetato. I suoi tormentatori cercavano di spezzarne la resistenza e stavano per riuscirci. La mente vagava in modo incontrollabile e la memoria quasi perfetta prese a vacillare perfino mentre tentava di recitare le preghiere più familiari, come il Padre Nostro e l’Ave Maria. Si accorse di essere sull’orlo della follia, non aveva più fame né sonno, soffriva di vertigini e i tentativi di pregare si erano ridotti a brevi saluti e ringraziamenti. Esausto, emaciato, malfermo sulle gambe, Thuan fronteggiava i funzionari comunisti che andavano a interrogarlo e si sentiva stimolato dalla sfida mentale. Grazie a questi uomini la sua mente si rafforzava e i suoi aguzzini lo salvarono fornendogli quel contatto umano di cui aveva disperato bisogno. 

Dopo quella terribile esperienza, Thuan peregrinò per altri 12 anni in sei diversi luoghi di detenzione. In uno si fece inviare da un familiare vino per la Messa come “medicina per il mal di stomaco” e pezzetti di pane nascosti in una fiaccola contro l’umidità, per celebrare l’Eucaristia, che era il sostegno maggiore suo e di altri cattolici prigionieri. Con la complicità di guardie, in un campo di lavoro con due pezzetti di legno fece una piccola croce pettorale e in un’altra prigione una catenella metallica per appenderla al collo, che indossò solo quando fu liberato e portò fino alla morte. In un villaggio dove era meno sorvegliato scrisse due libri: I pellegrini sul cammino della speranza e Il cammino della speranza alla luce della parola di Dio e del Vaticano II. Svolgendo segretamente attività pastorale in quel luogo, involontariamente contribuì a smantellare una rete di spie reclutate tra le famiglie cattoliche nei villaggi, che il regime comunista aveva impiegato anni a costruire.

Nella centrale di polizia a Hanoi, dove passò sei anni senza vedere il cielo o la luce del sole, conversava con le guardie su svariati temi, insegnava loro canti in gregoriano e lingue straniere. Scrisse una presentazione della Chiesa cattolica nelle sette lingue che conosceva: vietnamita, cinese, francese, italiano, inglese, tedesco e spagnolo. Nell’ultimo carcere compilò Preghiere di speranza, parole di coraggio. 

Per tre anni dopo la sua liberazione, dal novembre 1988 al dicembre 1991, fu costretto a rimanere nel territorio dell’arcidiocesi di Hanoi e trovarsi nella residenza dell’arcivescovo ogni sera al tramonto. Poi dovette lasciare per sempre l’amatissima patria e visse a Roma. In seguito alla diffusione dei suo libri nel mondo, molte comunità cattoliche – vietnamite fuori del proprio paese, francesi, italiane, tedesche, spagnole – lo invitavano a parlare ai loro ritiri e assemblee generali. I suoi discorsi erano ripresi in migliaia di siti Internet. 

Nell’aprile 1994 Giovanni Paolo II lo nominò vice presidente del Pontificio Consiglio della giustizia e della pace. Gradualmente apprese i particolari delle questioni relative ai diritti umani, al commercio mondiale, alla globalizzazione, ai paesi in via di sviluppo e alle conseguenze del crollo del comunismo nell’Europa orientale e della dissoluzione dell’Unione Sovietica. Promosso presidente del Pontificio Consiglio nel giugno 1998, s’impegnò sulla questione del debito dei paesi in via di sviluppo verso altri stati o organismi internazionali. All’inizio del 1999 il Papa gli chiese di coordinare l’immenso lavoro necessario per preparare un Compendio della dottrina sociale della Chiesa, che sperava di veder pubblicato durante il Giubileo del 2000, ma – nonostante l’impegno dell’arcivescovo Thuan, dei suoi collaboratori monsignori Diarmuid Martin e Giampaolo Crepaldi, e di molte altre persone – l’impresa era immane e deve essere ancora completata. 

Nel marzo 2000 propose le riflessioni negli Esercizi spirituali di Quaresima al Papa e alla Curia romana. Era il primo vescovo asiatico a ricevere questo onore e preparò 22 meditazioni, in cui toccava le principali questioni che la Chiesa cattolica avrebbe dovuto affrontare all’inizio del nuovo secolo. Pubblicate con il titolo Testimoni della speranza, queste riflessioni sono di una straordinaria ricchezza, contengono ricordi personali della prigionia e mostrano la profonda conoscenza che questo vescovo di un lontano paese asiatico aveva dei Padri della Chiesa e della letteratura ecclesiastica latina in generale. Ringraziando <il carissimo mons. François-Xavier Nguyen Van Thuan> al termine degli Esercizi, anche a nome della Curia romana, il Papa disse: <Con semplicità e ispirato afflato spirituale, ci ha guidati nell’approfondimento della nostra vocazione di testimoni della speranza evangelica all’inizio del terzo millennio. Testimone egli stesso della croce nei lunghi anni di carcerazione in Vietnam, ci ha r
accontato frequentemente fatti ed episodi della sua sofferta prigionia, rafforzandoci così nella consolante certezza che quando tutto crolla attorno a noi, e forse dentro di noi, Cristo resta indefettibile nostro sostegno>. 

Thuan fu creato cardinale da Giovanni Paolo II nel Concistoro del 21 febbraio 2001, Il 17 aprile successivo, nel giorno in cui compiva 73 anni, fu sottoposto a Boston, negli Stati Uniti, a un intervento chirurgico di 6 ore per una rara forma di cancro. Poi fu afflitto da gravi problemi di salute per circa un anno e mezzo, ma affrontò il futuro senza timore o ansia, poiché era convinto che aveva poca importanza che il Signore gli concedesse ancora pochi o molti anni: l’importante era accogliere qualunque cosa gli accadesse come volontà di Dio. 

Il cardinale Thuan era una persona di grande cortesia verso chiunque, compresi coloro che lo avevano perseguitato e torturato psicologicamente. Toccava il cuore delle persone, facendo vedere loro realtà familiari in una luce nuova. Il racconto della sua vita è affascinante soprattutto per la magnifica spiritualità fatta sviluppare nel suo intimo dagli eventi drammatici che lo forgiarono. Il cammino della speranza e un altro suo libro, Cinque pani e due pesci, seguono il viaggio della sua anima: un uomo perseguitato e sofferente, che si aggrappò alla speranza cristiana e accettò la vita con intensa gioia, proprio nei momenti in cui sembrava insopportabile. 

Thuan morì la sera del 16 settembre 2002 a Roma. Nell’omelia tenuta durante le esequie del cardinale, il Papa disse tra l’altro: <Nel porgere l’ultimo saluto a questo eroico araldo del Vangelo di Cristo, ringraziamo il Signore per averci dato in lui un esempio luminoso di coerenza cristiana fino al martirio. Ha affermato di sé con impressionante semplicità: “Nell’abisso delle mie sofferenze, (…) non ho mai cessato di amare tutti, non ho escluso nessuno dal mio cuore “ (Testimoni della speranza, Roma 2001, p. 124). Egli ci lascia, ma resta il suo esempio. La fede ci assicura che non è morto, ma è entrato nel giorno eterno che non conosce tramonto”>.

 

di Fulvio Cavarocchi

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