Esercizi spirituali – don Bruno Ferrero

5. Sentirci benedetti

 

Nella comunità dell’Arca dove aveva deciso di vivere, dopo una vita passata nel mondo universitario,un giorno, il celebre Padre Henri Nouwen, fu avvicinato da una handicappata della comunità che gli disse: "Henri, mi puoi benedire?"

Padre Nouwen rispose alla richiesta in maniera automatica, tracciando con il pollice il segno della croce sulla fronte della ragazza.

Invece di essere grata, lei protestò con veemenza: "No, questa non funziona. Voglio una vera benedizione!"

Padre Nouwen si accorse di aver risposto in modo abitudinario e formalistico e disse:  "Oh,scusami… ti darò una vera benedizione quando saremo tutti insieme per la funzione".

Dopo la funzione, quando circa una trentina di persone erano sedute in cerchio sul pavimento, Padre Nouwen disse: "Janet mi ha chiesto di darle una benedizione speciale. Lei sente di averne bisogno adesso".

La ragazza si alzò andò verso il sacerdote, che indossava un lungo abito bianco con ampie maniche che coprivano sia le mani che le braccia. Spontaneamente Janet lo abbracciò e pose la testa contro il suo petto.  Senza pensarci, Padre Nouwen la avvolse con le sue maniche al punto di farla qusi sparire tra le pieghe del suo abito.

Mentre si tenevano l’un l’altra Padre Nouwen disse: "Janet, voglio che tu sappia che sei l’Amata Figlia di Dio. Sei preziosa agli occhi di Dio. Il tuo bel sorriso, la tua gentilezza verso gli altri della comunità e tutte le cose buone che fai, ci mostrano che bella creatura tu sei. So che in questi giorni ti senti un po’ giù e che c’è della tristezza nel tuo cuore, ma voglio ricordarti chi sei: sei una persona speciale, sei profondamente amata da Dio e da tutte le persone che sono qui con te".

Janet alzò la testa e lo guardò; il suo largo sorriso dimostrò che aveva veramente sentito e ricevuto la benedizione.

Quando Janet tornò al suo posto, tutti gli altri handicappati vollero ricevere la benedizione. Anche uno degli assistenti, un giovane di ventiquattro anni, alzò la mano e disse: "E io?"

"Certo" rispose Padre Nouwen. "Vieni".

Lo abbracciò e disse: "John, è così  bello che tu sia qui. Tu sei l’Amato Figlio di Dio. La tua presenza è una gioia per tutti noi. Quando le cose sono difficili e la vita è pesante, ricordati sempre che tu sei Amato di un amore infinito".

Il giovane lo guardò con le lacrime agli occhi e disse: "Grazie, grazie molte".

 

La sensazione di essere maledetti spesso colpisce più facilmente che la sensazione di essere benedetti.

Dobbiamo imparare di nuovo il senso e la bellezza della benedizione.

E quando le cose sono difficili e la vita è pesante ricordati chi sei: sei una persona speciale, sei profondamente amato da Dio e da tutte le persone che sono con te”.

 

4. DIVENTARE GLI AMATI DA DIO

È questo il vero cammino della perfezione. L’amore di Dio crea: ci cambia e ci fa crescere

Il nostro compito è di­ventare ciò che siamo.

non siamo solamente gli Amati, ma dobbiamo anche diventare gli Amati; non solo siamo i figli di Dio, ma dobbiamo anche diventare i figli di Dio; non solo siamo fratelli e sorelle, ma dobbiamo diventare fratelli e sorelle… Diventare gli Amati: ecco il viaggio spirituale che dobbiamo compiere.

Le parole di Agostino: «La mia anima è inquieta, finché non ri­posa in Te, o Dio» definiscono bene questo viaggio.

 

1.   UN MODELLO BIBLICO: ABRAMO 

 

La fede, quella autentica, fatta di sicurezza, nasce proprio dal sentirsi amati!

 

Coraggio: Genesi 18, 20-33 Il dialogo senza paura

La salita al monte Moria  Genesi 22,2

 

«Tu mi ami, tu sai quello che è meglio per me, e tu provvederai»

 

Anche Gesù: «Mi hai abbandonato? Tuttavia mi rimetto nelle tue mani»

 

·     E’, credo, la più grande gioia di Dio: un uomo dalla fiducia totale. La fede è una dichiarazione d’amore vero.

·     La formula del matrimonio:

Io N., accolgo te, N., come mia sposa. Con la grazia di Cristo

prometto di esserti fedele sempre, nella gioia e nel dolore,

nella salute e nella malattia, e di amarti e onorarti

tutti i giorni della mia vita.

·     «Ora so, dice Dio ad Abramo, che tu ami Dio»

Che noi possiamo sentirlo alla fine di ogni nostra giornata!

 

·        Ma è anche il più grande rischio di Dio

 

IL RE INNAMORATO

 

Un re si innamorò follemente di una povera ma attraente popolana e ordinò che la portassero nel palazzo reale. Era seriamente intenzionato a sposarla e a farne la regina.

Ma, in modo misterioso, la giovane si ammalò gravemente il giorno stesso in cui mise piede nel palazzo reale. Peggiorò rapidamente.

Furono chiamati i più celebri medici e guaritori del regno. Non riuscirono a far niente. La povera ragazza si dibatteva ormai tra la morte e la vita. Disperato, il re offrì la metà del suo regno a chi fosse stato capace di curarla. Ma nessuno si fece avanti.

Si presentò soltanto un vecchio saggio che chiese il permesso di parlare da solo con la ragazza. Dopo il colloquio fu ricevuto dal re che si tormentava nell’attesa.

«Maestà» disse il saggio «ho il rimedio infallibile per la vostra promessa sposa. E’ un rimedio molto doloroso… non per la ragazza, ma per vostra maestà».

«Dimmi qual è!» gridò il re. «Sarà applicato, costi quel che costi!»

Il saggio fissò gli occhi del re e disse: «La ragazza è innamorata di uno dei vostri soldati. Datele il permesso di sposarlo e guarirà immediatamente».

Il re rimase silenzioso. Amava troppo la ragazza per lasciarla morire. Acconsentì alle nozze tra la ragazza e il soldato.

La ragazza naturalmente guarì. Ma il re divenne ogni giorno più triste, cominciò a deperire e si aggravò fino ad essere in punto di morte. Fu chiamato il saggio che aveva guarito la ragazza. L’anziano venne al capezzale del re, ma poi scosse tristemente il capo e mormorò: «Povero re! Non c’è rimedio per lui. Perché nessuno lo ama come lui ama».

 

Per questo Dio sulla terra ha dovuto morire. Nessuno lo ama come lui ama.

 

 

MATERIALI

 

A volte possiamo sembrare di pietra. Dio dice: «Sostituirò il tuo cuore di pietra con un cuore di carne»

Dio ci offre uno spazio in cui vivere, una dimora, una casa

 «Io qui sto bene»

Quando mio papà era ammalato, ogni tanto al pronto soccorso. Non aveva più coscienza di tutto. Ma quando gli dicevo. «Papà, adesso ti porto a casa» Si illuminava.

Una casa come quella di Marta e Maria. Marta e Maria non hanno più la casa di Betania, ma noi siamo qui.

 

QUINTA MEDITAZIONE

DONATO

 

1.      LA LOGICA DI DIO

 

 

Il gioielliere era seduto alla scrivania e guardava distrattamente la strada attraverso la vetrina del suo elegante negozio.

Una bambina si avvicinò al negozio e schiacciò il naso contro la vetrina. I suoi occhi color del cielo si illuminarono quando videro uno degli oggetti esposti. Entrò decisa e puntò il dito verso uno splendido collier di turchesi azzurri.

«E’ per mia sorella. Può farmi un bel pacchetto regalo?»

Il padrone del negozio fissò incredulo la piccola cliente e le chiese: «Quanti soldi hai?»

Senza esitare, la bambina, alzandosi in punta di piedi, mise sul banco una scatola di latta, la aprì e la svuotò. Ne vennero fuori qualche biglietto di piccolo taglio, una manciata di monete, alcune conchiglie, qualche figurina.

«Bastano?» disse con orgoglio. «Voglio fare un regalo a mia sorella più grande. Da quando non c’è più la nostra mamma, è lei che ci fa da mamma e non ha mai un secondo di tempo per se stessa. Oggi è il suo compleanno e sono certa che con questo regalo la farò molto felice. Questa pietra ha lo stesso colore dei suoi occhi».

L’uomo entra nel retro e ne riemerge con una stupenda carta regalo rossa e oro con cui avvolge con cura l’astuccio.

«Prendilo» disse alla bambina «Portalo con attenzione».

La bambina partì orgogliosa tenendo il pacchetto in mano come un trofeo.

Un’ora dopo entrò nella gioielleria una bella ragazza con la chioma color miele e due meravigliosi occhi azzurri.  Posò con decisione sul banco il  pacchetto che con tanta cura il gioielliere aveva confezionato e dichiarò:

 «Questa collana è stata comprata qui?»

«Sì, signorina».

«E quanto è costata?»

«I prezzi praticati nel mio negozio sono confidenziali: riguardano solo il mio cliente e me»

«Ma mia sorella aveva solo pochi spiccioli. Non avrebbe mai potuto pagare un collier come questo!»

Il gioielliere prese l’astuccio, lo chiuse con il suo prezioso contenuto, rifece con cura il pacchetto regalo e lo consegnò alla ragazza.

«Sua sorella ha pagato. Ha pagato il prezzo più alto che chiunque possa pagare: ha dato tutto quello che aveva».

 

“Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo unico Figlio perché chi crede in lui non muoia ma abbia vita eterna” (Vangelo di Giovanni 3, 16).

La ripetiamo tanto da farla diventare ovvia, ma è una logica soltanto «divina»: se amo tanto una cosa o una persona tendo a tenermela ben stretta, non a donarla!

Dio dice ai suoi figli, come per Gesù: «Sei la cosa più bella che ho e perciò ti dono».

E’ grande questo mistero

Rileggiamo la frase di Giovanni, nel capitolo15:

 

«Come il Padre ha amato me, così io ho amato voi: rimanete nel mio amore! Se metterete in pratica i miei comandamenti, sarete radicati nel mio amore; allo stesso modo io ho messo in pratica i comandamenti del Padre mio e sono radicato nel suo amore.

Vi ho detto questo, perché la mia gioia sia anche vostra, e la vostra gioia sia perfetta.

Il mio comandamento è questo: amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici. Voi siete miei amici se fate quel che io vi comando. Io non vi chiamo più schiavi, perché lo schiavo non sa che cosa fa il suo padrone. Vi ho chiamati amici, perché vi ho fatto sapere tutto quel che ho udito dal Padre mio.

Non siete voi che avete scelto me, ma io ho scelto voi, e vi ho destinati a portare molto frutto, un frutto duraturo. Allora il Padre vi darà tutto quel che chiederete nel nome mio. Questo io vi comando: amatevi gli uni gli altri».

Una vera serissima chiamata all’intimità, alla gioia e alla fecondità!

Per tutta la Bibbia, Dio combatte la sterilità. Le matrone d’Israele sembrano colpite da una malattia ereditaria.

La più bella icona della sterilità guarita, al di là delle matrone d’Israele, è la Samaritana

Una sorgente d’acqua viva dentro.

Lei non lo sapeva e la sua vita era triste, si vergognava…

Anche noi tante volte non lo sappiamo, ma c’è una sorgente dentro di noi, un pozzo di vita

ben oltre la nostra intelligenza, le nostre capacità, le doti professionali

un pozzo di tenerezza, un pozzo che può produrre la vita, che può addirittura comunicare l’amore stesso di Dio

Sarebbe davvero un peccato se rimanesse nascosto. E se decidessimo davvero di ritrovarlo?

Dare la vita, è il più potente invito di Gesù

“per portare frutto” cioè essere generatori

essere fecondi, non sterili. Siamo chiamati a “dare la vita”!

Noi siamo il dono speciale di Dio all’umanità.

 

Benedizione e fecondità

La benedizione è uno dei temi centrali della Bibbia. Già al momento della creazione dell’essere umano Dio benedice Adamo ed Eva: «Dio li benedisse e disse loro: "Siate fecondi e moltipli­catevi"» (Gen 1,28). La benedizione qui è colle­gata alla fecondità, con la moltiplicazione e l’in­cremento della vita. L’intero creato è una bene­dizione di Dio da cima a fondo. Dio copre di do­ni l’essere umano e fa sì che la sua esistenza porti frutto. È in questo che consiste uno dei desideri primordiali dell’essere umano, che la sua esi­stenza non resti inutile e infeconda. Quando prospera, quando porta frutto nei figli o in un’o­pera, l’essere umano vede un senso nella propria esistenza. La benedizione è una promessa di Dio all’essere umano che la sua esistenza è sotto la protezione del Signore e partecipa della sua energia creativa, che si esprime e porta frutto nell’uomo.

Il grande cruccio dell’essere umano sta nel fatto che la sua vita gli appaia priva di significato e che rimanga senza frutto.

Le coppie di sposi spesso soffrono per la mancanza di figli. Le per­sone non sposate hanno talvolta l’impressione di non lasciare nulla in questo mondo. Non posso­no presentare né figli, né una grande opera. E un desiderio primordiale che la vita porti frutto. Per raggiungere l’armonia con se stesso, l’essere umano ha bisogno della sensazione di generare qualcosa, di creare qualcosa che resta.

Non de­vono per forza essere i figli o una grande opera visibile a tutti. Ognuno, però, ha bisogno della certezza di portare frutto con la propria esisten­za, di lasciare in questo mondo un’impronta che può essere lasciata soltanto da lui.

Di una donna incinta diciamo che è fertile. Ciò che vale per lei, è anche una promessa a cia­scuno di noi. Anche noi siamo fertili. Nel nostro corpo si esprime la benedizione di Dio. E attra­verso il nostro corpo deve fluire benedizione in questo mondo, qualcosa che può prosperare e diventare visibile nel mondo esclusivamente at­traverso di noi.

Lo psicologo americano Erik Erikson la definisce generatività. L’espressione di una persona matura. Quando vado al lavoro o vivo gli incontri con gli altri con la consapevolezza di es­sere fertile, lo farò confidando nel fatto che da me si sprigiona benedizione, che il mio lavoro diventa una benedizione per gli altri e che il dia­logo o lo sguardo amorevole fa scaturire la vita nell’altra persona. In quanto benedetto posso essere sorgente di benedizione. Ciò conferisce alla mia esistenza un sapore nuovo, il sapore del­la benedizione e non quello amaro di quanto è sterile e privo di valore. 

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